Matàz ai tempi del CoronaVideo

Cosa fa il teatro in quarantena?

Gli stop forzati che obbligano in questi giorni a vagare fra sala-bagno-cucina-letto-computer-cucina-cucina-terrazzo (se sei fortunato)-cortile (ma solo per pochi), portano con sé un’altrettanta forzata analisi riguardante il perché noi si faccia questo lavoro e quali forme può assumere in questo momento.

All’inizio di questa fastidiosa quarantena molti lavoratori dello spettacolo si sono lecitamente chiesti da che parte stia il teatro: sta nella relazione diretta, nell’evento fisico, nell’accadimento vivo e carnale del qui ed ora o il fatto teatrale può essere anche astratto e mediato da altro?

In altre parole, durante questa irritante quarantena ci si presentavano due alternative, due strade nel bosco: una a destra e una a sinistra. Due farmaci: l’Aragorn e il Legolas. Due libri da leggere: “Smettere di fumare in 40 giorni” o “Ricucire il rapporto con la suocera in 85 mosse”.

In rete, che è ormai la nostra unica piazza, le risposte si trovano: c’è chi ha messo in pausa il proprio pubblico, in attesa di re-incontrarlo di persona, nei teatri, in strada o semplicemente al bar per farci due chiacchiere.

E c’è chi ha deciso di digitalizzarsi producendo spettacoli video… letture video… dirette video… ricette videovideo di repertorio… video di matrimoni… video di “io e il mio gattino, micio micio micio!”… Video di “E che p—-e sti video! Ma non è che solo perché sei attore devi propormi la tua bella faccia sempre e comunque, sai?!”.

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E noi? Dove ci siamo posizionati? Ci siamo fatti quella domanda?

No, noi quella domanda non ce la siamo fatta. Senza filtri, abbiamo agito. Di pancia (tremendamente di pancia).

Chi per evitare di passare il tempo a schedare nuovamente, e secondo nuovo ordine, la libreria (N.d.A: meno di un anno fa G.A. di anni 26, ha schedato e archiviato, in ordine alfabetico e per genere 1287 libri); chi per il poco interesse a riscoprire un’altra volta se stesso, sapendo l’horror vacui cui andava incontro; chi per evitare di vestirsi da Cappuccetto con mascherina e guanti per fare gli agguati ai passanti. Quindi, abbiamo prodotto dei video.

Si. Abbiamo prodotto video. Anche noi.

Dei video casalinghi, tendenti all’assurdo, non riassuntivi di ciò che siamo e di quel che facciamo, non di promozione del nostro lavoro ma, ora che si intravvede la fine della quarantena stretta e che abbiamo avuto il coraggio di riguardarli, dei video in cui è evidente che ci siamo divertiti.

Senza corpo, forse… Ma forse anche no: i nostri corpi tenuti lontani dai corpi di chi ci incontra nei teatri o nei corsi, per il breve istante di un respiro, scaturito da una risata, sono stati insieme.

Cosa sogni la notte? Cosa fai nel tempo libero che hai?
Noi lavoriamo.

(e qui, in sottofondo, parte Enya e la Eva piange)

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